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Ricostruire cervelli perduti

Spesso neuroscienziati e non si sono chiesti se i cervelli delle figure scientifiche e intellettuali di spicco della storia umana avessero qualcosa di particolare, qualcosa di diverso dalla media. Alcuni controversi studi ad esempio sono stati fatti sul cervello di Albert Einstein, i cui resti sono conservati al National Museum of Health and Medicine, vicino a Washington, D.C.

Ricostruzione del cervello di Cartesio (Copyright C. Philippe et al. Journal of the Neurological Sciences 378, (15 July 2017) © Elsevier B.V)

In uno studio pubblicato nel Journal of the Neurological Sciences, un gruppo di scienziati francesi si è spinto oltre tentando di studiare il cervello di René Descartes (meglio noto italiano col nome di Cartesio). Come si può mai studiare un cervello che è decomposto da oltre tre secoli e mezzo? Il team ha utilizzato il cranio di Cartesio, attualmente conservato al Musée de l’Homme a Parigi, sottoponendolo a scansioni tramite TAC.

L’elemento fondamentale è la parte interna del neurocranio (in inglese “endocast”), quella che viene a contatto con le meningi, le membrane che proteggono il cervello. Grazie alle scansioni e alle misurazioni morfometriche dell’interno del neurocranio, è stato possibile riprodurre un’immagine tridimensionale del cervello. Chiaramente i dati hanno permesso di riprodurre solo la parte superficiale e non le strutture all’interno, cioè quelle sotto la corteccia. Ciononostante il modello riproduce i vasi sanguigni, le circonvoluzioni e i solchi della corteccia, fornendo dati parziali ma comunque utili.

I risultati ottenuti non sono sconcertanti: la corteccia di Cartesio sembra essere nella media, sia per quanto riguarda la morfologia di solchi e circonvoluzioni, sia per dimensioni e simmetrie/asimmetrie delle aree corticali. Solo una misurazione sembra essere sopra la media: i lobi frontali del modello 3D sono significativamente più espansi della media. Questo risultato non può essere interpretato come esplicativo dell’intelligenza di Cartesio, date le molte limitazioni di questa tecnica, ma è comunque un dato da tenere in considerazione per futuri studi.

Con i continui miglioramenti delle tecniche di misurazione e delle teorie esplicative, in futuro potrebbe essere sempre più facile e sicuro ottenere dati neurologici da scansioni del neurocranio di individui morti ormai da secoli.

Riferimenti:

Simone Gastaldon

Laureato magistrale in Linguistica presso l'Università di Padova con una tesi sperimentale sull'interfaccia tra linguaggio e cognizione numerica, è attualmente dottorando di ricerca in Psychological Sciences presso lo stesso ateneo. Il suo progetto di ricerca si focalizza su come il sistema linguistico-cognitivo generi delle predizioni sui futuri stimoli linguistici mentre ascoltiamo e comprendiamo frasi e discorsi, e i possibili legami con i processi cognitivi sottostanti la produzione linguistica. Per farlo studia le dinamiche neurali tramite elettroencefalografia sia in parlanti fluenti che in adulti con balbuzie. Precedentemente è stato membro del Cognitive Biology of Language group presso l'Università di Barcellona, lavorando alla "self-domestication hypothesis" nell'evoluzione di Homo Sapiens. All'infuori dell'ambito accademico i suoi interessi maggiori sono la musica (dal post-metal al dark folk, passando per una miriade di altre cose) e la fotografia amatoriale (e l'ozio, e il cibo). Ogni tanto si diletta con la pittura e il disegno a scopo terapeutico. Contribuisce saltuariamente a Minerva da novembre 2016, concentrandosi sulle neuroscienze cognitive, la cognizione comparata e l'evoluzione umana, in particolare nella prospettiva del linguaggio e della comunicazione. Remember: your brain is proactive.

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