Maicolengel: L’informazione dietro la bufala

Minerva incontra Maicolengel, fondatore del sito web Bufale un Tanto Al Chilo (BUTAC).

D: Raccontaci chi sei e com’è cominciata la tua attività in Butac.
R: Mi chiamo Michelangelo Coltelli ma nella vita online sono maicolengel, ho 42 anni, bolognese, sposato con 2 figli.
Nella vita ho sempre avuto più di un’occupazione: a 15 anni studiavo e collaboravo con un amico più grande che bazzicava con i computer, a 19 iscritto a Scienze Politiche continuavo a bazzicare il mondo informatico e a 21 collaboravo alla realizzazione di alcuni dei primi siti Internet del web italiano.
Nel 2013 ho aperto la prima pagina su FB di Bufale un tanto al chilo, da cui è partita l’avventura. “Sbufalavo” solo per gli amici, ma a furia di condivisioni tanta gente sconosciuta mi chiedeva l’amicizia quindi prima ho aperto un piccolo blog che si chiamava ancora Bufaleuntantoalchilo, poi è arrivato Butac come lo conoscete oggi.
La leva che mi ha portato ad aprire Butac è stato il vedere quanta disinformazione medica c’era in rete in merito ai vaccini, avevo un figlio che dovevo vaccinare, e per curiosità mi ero letto qualcosa, rimanendo davvero sconvolto da ciò che saltava fuori ad una semplice ricerca con google: nessuna delle fonti serie era tra i primi risultati, tutto ciò che vedevo era terrorismo mediatico CONTRO qualcosa che sapevo faceva bene!
Mio padre è un chimico industriale, nonno era un neuro psichiatra (di quelli che misero in dubbio le stigmate di Padre Pio per capirci), la famiglia da parte di mia madre è da almeno 60 anni impegnata in campo medico, ed io, pur non avendo fatto studi in merito, sapevo a grandi linee di cosa si parlava e rimanevo sempre più allibito da quel che vedevo veniva passato come oro colato da pagine disinformative.
Esistevano già altri ben più bravi di me a s-bufalare queste cose (Medbunker fra tutti per la medicina, insieme a Dario Bressanini e Paolo Attivissimo per le bufale generiche), ma i loro blog non sono fatti per l’utente medio della rete web, non sfruttano i social come dovrebbero, non riescono a fare venire fuori le notizie se non sulle pagine di chi non ha bisogno di esser convinto…ecco io volevo raggiungere quelli, quindi usare toni e immagini adatte al pubblico nazional popolare del web!

D:“Nell’era dell’informazione l’ignoranza è una scelta” ma l’avvento di internet non ha impedito il calo delle bufale (anzi, si può dire la abbia amplificate), come mai?
R: La rete amplifica tutti gli estremismi, e in un paese come il nostro dove anche oggi nel 2015 esiste una fitta rete di maghe e stregoni, era ovvio che il web venisse usato anche per trasmettere disinformazione medica.
Ogni singolo post che disinforma sulla medicina ha alle sue spalle attività commerciali floride. “Gente che campa vendendo fuffa”, che sia editoriale, o veri e propri medicamenti bufalari. 
Quindi tante delle bufale che circolano in rete girano per motivi commerciali.
Poi a questo sommiamo il fatto che per ora in Italia la rete è vista come il Far West dell’informazione, l’ordine stesso dei giornalisti guarda poco le notizie che i suoi associati postano nelle loro edizioni online, e una notizia bufala genera spesso più traffico della cruda realtà.
Quindi c’è chi disinforma per vendere un prodotto commerciale, chi lo fa per creare proseliti alla propria fazione politica, religiosa, “complottara” e chi lo fa solo ed unicamente per generare traffico.

D: Quali sono le “tecniche” per riconoscere una bufala?
R: Non c’è una tecnica vera e propria, ma solamente un vero fact checking, quello che alcuni sedicenti giornalisti dovrebbero tornare a studiare di sana pianta.
Il primo segnale della bufala è la mancanza delle fonti, specie nelle notizie online, dove linkare le fonti è facilissimo.
Se chi scrive un articolo omette quei link, spesso uno dei motivi è proprio quello che sa che lo sbugiarderebbero, oppure, più semplicemente, le fonti risultano proprio inesistenti.

D: Spesso contestare una notizia falsa produce in risposta “nel dubbio, condivido”; quali possono essere i motivi per non diffondere una bufala e le possibili conseguenze?
R: Tanti di quelli che fanno così fanno parte della schiera degli analfabeti funzionali, non in grado di capire che una notizia condivisa migliaia di volte rischia in futuro di venire presa per buona a prescindere.
In Italia quel tipo di analfabetismo è molto diffuso, anche tra chi ha un livello culturale più alto della media. 
Il problema è che nessuno insegna ad usare la rete nella maniera corretta, nessuno si occupa di spiegare i meccanismi che s’innescano una volta che si clikka su “Condividi”…e così il danno si fa in 5 minuti.
<<Eh vabbé, ho condiviso una bufala, che male farà?>>
Questa è una delle risposte che ricevo più spesso quando segnalo ad amici e conoscenti che la notizia è errata. Per fortuna il trend del debunking sembra in crescita, più colleghi per noi e più fonti da cui attingere. Ma gli algoritmi di facebook fanno ancora brutti scherzi a volte.

D: Qualche consiglio per sviluppare lo spirito critico?
R: Su Butac abbiamo pubblicato numerose guide per affinare il proprio spirito critico, ma è difficile far capire alla gente i concetti base, quando non si è abituati.
Se una notizia gira su facebook e ti dicono che viene censurata, sai già che stanno mentendo, visto che tu quella notizia l’hai vista su un normale social network senza accorgimenti di alcun tipo; già da quello puoi capire che si tratta di una notizia falsa.
Verificare però la fonte delle notizie è sempre l’unica via possibile, certo che in certi casi basta un po’ di logica, senza grossi bisogni di scavare nella rete, ma nella maggior parte dei casi per smontare una bufala serve poco!
Una regola che spesso dico ai ragazzi che si sono avvicinati a Butac per aiutarmi è questa: prima di perdere tempo in complessi confronti di dati e difficili ricerche in studi pubblicati su testate di dubbio gusto, verificate gli autori.
Se quelli sono in partenza personaggi di dubbia credibilità, beh potete risparmiarvi buona parte della confutazione.
Per fare un esempio, gira da oltre un anno in rete l’esperimento del “dottor Masaru Emoto”…il cui titolo di “dottore” è stato comprato in una Università aperta di Mumbai… Quindi è un benemerito signor nessuno, senza alcun titolo valido in nessuna parte del mondo (se non fra le mura della suddetta “università”) stare a sbufalare i suoi esperimenti è solo una perdita di tempo.
Internet è una grandissima cosa, ci permette confronti prima impossibili; ci permette comunicazioni in tempo reale con tutto il mondo, lo strumento web ha (e avrà sempre di più) un ruolo di primo piano nella rivoluzione mentale che sta attraversando il mondo, ed è per questo che credo che ruoli come il mio siano importanti.
La deriva del complottismo è pericolosa, scalda gli animi usando la menzogna, e questo non va bene. Ci hanno provato anche in Italia ad usare lo strumento web per fomentare “rivoluzioni” vedi il movimento dei forconi, ma l’hanno fatto in maniera scorretta, spargendo tonnellate di informazioni errate, distorte, create ad hoc per fomentare lo sdegno in chi le leggeva, convincendoli di cose errate.
Bisogna che i politici si accorgano di tutto ciò che capiscano che il web non è più solo un giardinetto dove giocano i bimbi, ma è diventato la piazza virtuale del mondo intero, non stare attenti a fare corretta informazione può fare danni, anche grossi.

Di seguito il link della pagina ufficiale di BUTAC: http://www.butac.it/

 

  • Davide

    algoritmi, non logaritmi 😉

    • noidiminerva

      Grazie della correzione!