A scuola di robot: come nasce una passione

Siamo felici di essere entrati in contatto con Valeria Cagnina: maker, blogger e giovanissima insegnante di robotica.

 

 

[Domandando a Valeria] Ti descrivi anche come “un Whynotter, non uno Yesbutter”, cosa intendi con queste due espressioni?

Il mio motto è “Sono un Whynotter e non un Yesbutter”, ossia sono un ‘perché no?’ e non un ‘si, ma…’. Mi piace sempre interrogarmi, farmi domande e soprattutto perché non mi faccio fermare da un semplice no o da quelle classiche affermazione fatte dai grandi “è così e basta!” oppure ‘sei troppo piccola’. Mi piace sempre analizzare ogni situazione, per trarne il meglio e davanti agli ostacoli che non si possono disintegrare, cercare il modo per raggirarli e riuscire a raggiungere quello che sembra impossibile.

 

Raccontaci qualcosa del tuo percorso formativo, i momenti e le scelte che ritieni più importanti

Il mio percorso formativo è completamente fuori standard. Dal punto di vista della scuola ‘normale’, il mio rapporto con la scuola pubblica non è mai stato idilliaco, ma fino alla 4° andavo a scuola normalmente e facevo fuori dalla scuola le cose che mi interessavano.

Ho finito la 4° e darò la maturità da privatista: pur avendo ottimi voti la preside mi ha detto che se non abbandonerò tutto quello che faccio e rimarrò in una decina di giorni di assenza come gli altri, non mi ammetteranno all’esame. Da qui la scelta obbligata.

La scuola pubblica mediamente non è pronta a gestire chi non si adegua, chi non si appiattisce,… si trincera dietro la burocrazia anche quando la legge dice altro. Non ha mai digerito il mio essere arrivata al MIT di Boston a 15 anni o aver fondato la nostra scuola (mia e di Francesco Baldassarre, il mio socio) a 16 anni..

L’ambiente scolastico mi è sempre stato un po’ stretto perché troppo indietro e completamente scollato dal mondo reale, ho sempre trovato ostruzionismo alle mie attività extrascolastiche, da un lato per via delle tante assenze, dall’altro per la frustrazione presente in questi ambienti. Il fatto che io abbia sempre avuto ottimi voti non bastava: alla fine della 4° ho anche passato i test di ammissione al Politecnico di Milano alla Facoltà di Ingegneria.

Il resto della mia formazione invece… è avvenuto online. Oggi bastano un computer ed una connessione per cambiare la propria vita. Io arrivo da una piccola città di provincia dove il web è ancora visto oggi come l’uomo nero, fortunatamente però a casa mi hanno sempre lasciato libero accesso al web e device e questo mi ha permesso di aprirmi al mondo.

Le risorse online presenti oggi nel mondo sono infinite e tantissime sono gratuite: basti pensare ai corsi del MIT di Boston! Ho sempre guardato, studiato, esplorato e poi mettevo in pratica quello che imparavo nella vita di tutti i giorni, così ho maturato che le mie due grandi passioni sono la robotica e l’education. Da lì a metterle insieme, dopo aver visto Boston, il passo è stato breve e un anno dopo l’azienda cresceva sempre di più e così Francesco ed io siamo diventati soci.

 

Com’è nata la passione per la robotica?

A 11 anni mi piacevano la chimica e l’informatica. La chimica potevo sperimentarla un po’ anche ad Alessandria, la città in cui vivo, l’informatica no. Avendo sempre avuto libero accesso al web, alla rete e ai computer di casa, a differenza dei miei coetanei, navigando ho scoperto il Coderdojo Milano ed è stato amore a prima vista: tutti i sabati e tutte le domeniche mi facevo portare a Milano per questi incontri di programmazione. Lì un giorno scopro una pianta digitale realizzata con Arduino che rilevava la temperatura e ‘appassiva’ se c’era poca umidità, sentiva i suoni e ‘stava male’ se veniva lasciata da sola. Mi sono fatta comprare lo starter kit di Arduino e da sola, davanti ai video di Youtube (all’epoca solo in inglese) ho fatto tutti i progetti iniziali e ho costruito il mio primo robot in grado di muoversi da solo per la stanza ed evitare gli ostacoli. Pensavo fosse una cosa semplice, normale per tutti i ragazzi della mia età, ma ben presto ho scoperto che non era così!

 

Cosa motiva il tuo hobby e i tuoi sforzi?

Ora la robotica è diventata molto di più di hobby, è un vero e proprio lavoro [Occhiolino]

L’essere appassionati a qualcosa ti permette di arrivare veramente ovunque, perché ogni cosa la vivi in maniera positiva e, se credi veramente in un progetto, non ti fermi mai davanti agli ostacoli, pensi sempre che ‘niente è impossibile’ e una soluzione ‘creativa’ la trovi sempre oltre a non sentire la fatica.

Per me non esiste divisione tra lavoro e vita privata, tutto si incastra e si amalgama: fa’ ciò che ami e non lavorerai un solo giorno della tua vita. Per me è così: ci vuole coraggio, determinazione, voglia di fare e di mettersi in gioco, ma i risultati raggiunti ripagheranno di ogni sforzo.

 

La fantascienza o altri elementi hanno alimentato questa passione? hai qualche film o libro che ti hanno ispirata?

Film e tv non ne guardo molti. Ho sempre viaggiato fin da quando ero piccola, sia realmente che con la fantasia e continuo a farlo oggi. I viaggi reali sono sicuramente stati di ispirazione tanto nelle parti più tech del mondo come in quelle più povere. Il viaggiare con la fantasia mi aiuta invece molto oggi nella parte ‘non solo tech’ della nostra scuola.

Non c’è quindi cosa particolare a cui mi sono ispirata, ho sempre preso ispirazione da tante persone in giro per il mondo, anche in ambienti diversi, che mi colpivano per qualche motivo.

Se devo pensare a un personaggio famoso mi viene in mente Bebe Vio con la sua determinazione nel superare tutti gli ostacoli o a Luca Parmitano che con la sua tenacia ha raggiunto la stazione spaziale. Però mi piace ispirarmi anche a persone più vicine a me, come alla mia allenatrice di ginnastica ritmica che mi ha insegnato il ‘Vietato dire non ce la faccio’ e soprattutto a non arrendermi.

 

Com’è nata la tua scuola? a chi si rivolge?

A 15 anni sono stata al MIT di Boston come Senior Tester nel progetto Duckietown.

Ho passato l’intera estate a Boston per realizzare un robot autonomo in grado di muoversi per una città in miniatura e grazie alla sua telecamera leggere cartelli stradali, semafori, evitare pedoni e altri veicoli, fermarsi agli incroci. Costruendo il robot dovevo semplificare i tutorial a livello universitario e renderli accessibili anche ai ragazzi delle superiori.

Ovviamente in 3 mesi al MIT ho girato tantissimi dipartimenti, ho incontrato persone, ho fatto domande,… ma soprattutto lì ho scoperto che i maggiori cervelli della terra, fanno le cose più difficili che riusciamo ad immaginare, ma sempre divertendosi tantissimo. Così ho chiuso il cerchio con quello che vivevo io a scuola e ho trovato l’anello mancante: ho capito che l’istruzione può essere divertente e che si può imparare giocando.

Appena sono tornata in Italia ho cominciato a fare semplici lezioni di robotica a qualche bambino seguendo questo metodo che si stava formando sempre di più nella mia testa. In pochissimo tempo le richieste sono aumentate in maniera esponenziale e a 16 anni ho aperto la mia scuola di robotica. Questa scuola oggi è sempre più grande, ho un team di una decina di insegnanti che ci aiutano e un socio, Francesco, che ha lasciato il suo lavoro a tempo indeterminato per inseguire le sue passioni. La nostra scuola si rivolge a bambini a partire dai 3 anni fino ad arrivare a ragazzi, adulti, insegnanti (con corsi certificati MIUR) e aziende e manager in ogni parte del mondo. Tutte le nostre attività possono essere svolte sia in italiano che in inglese.

 

Normalmente si associa la programmazione a qualcosa di difficile o noioso, cosa risponderesti a chi nutre questi dubbi?

Ogni cosa può essere noiosa o divertente, alienante o coinvolgente, dipende sempre tutto da chi te la insegna e soprattutto dal come ti viene trasmessa.

La programmazione, la robotica come mille altri campi se fatti in maniera standard su un banco di scuola con un professore che spiega formule e numeri sono noiosissime, ma se fatta con il nostro metodo, giocando, divertendosi, senza lezioni frontali, ma facendo scoprire direttamente ai Dreamers (i partecipanti alle nostre attività) ogni nuova competenza, diventa tutto più semplice e divertente. Tieni poi presente che noi non vogliamo trasmettere robotica e coding: noi utilizziamo la robotica, che è la nostra passione, per trasmettere un approccio al mondo diverso e invogliare i Dreamers a scoprire, coltivare ed inseguire le proprie passioni. E’ questa la cosa principale!

 

è una strada che può coinvolgere tutti, indipendentemente dall’età o dal genere?

Certo! La robotica e la programmazione si possono cominciare a qualsiasi età, da bambini e da adulti e, anche se in molti (e troppi genitori!) pensano il contrario, non sono attività solo per maschi! Chiunque può avventurarsi in questo mondo e scoprire cosa più gli piace. Non bisogna mai farsi fermare dai classici stereotipi tipici italiani a cui siamo sottoposti ogni giorno. Tutti hanno le carte in regola per inseguire le proprie passioni e fare della propria vita ciò che si vuole. Non fatevi fermare da chi avete intorno e vi dice il contrario! Ricordatevi sempre che niente è impossibile!

 

Dal sito www.valeriacagnina.tech e possibile trovare anche le 10 regole, ce n’è qualcuna che senti di raccomandare più di altre?

Ovviamente la regola più importante è la prima “Niente è impossibile”, con questa convinzione si può raggiungere qualsiasi obiettivo, ma soprattutto credere questo ti permette di sognare sempre più in grande! Noi vietiamo ai Dreamers frasi come ‘non ce la faccio’ o ‘non sono capace’. Insegniamo loro a dire: devo ancora imparare. Non ce la faccio è solo un blocco mentale per convincerci ad arrenderci!

Ogni regola poi è fondamentale e tutte insieme formano a 360 gradi la filosofia della nostra scuola e ci permettono di essere completamente diversi, con un metodo educativo che mette al centro i Dreamers e il gioco.

 

Dalla tua formazione e interventi emergono due competenze in particolare, l’inglese e la programmazione.

Competenze che nel mondo di oggi diventano sempre più centrali: quale parte attiva possono avere i tuoi coetanei, i genitori e la scuola per contribuire a potenziare questi aspetti?

La parte fondamentale per genitori e scuola è quella di trasmettere l’importanza dell’utilizzo della tecnologia senza paura. In questo modo si acquisiscono in maniera naturale sia le hard skills necessarie al mondo del lavoro, sia le soft skills che permetteranno un futuro da protagonista. L’inglese invece oggi è un must imprescindibile che chiunque, in qualsiasi parte del mondo, deve conoscere da madrelingua. Viviamo in mondo in cui non si lavora solo nel proprio piccolo contesto, ma con il mondo…sapere l’inglese ti permette di avere più possibilità, di accedere a più opportunità, di confrontarti e contaminarti… non bastano le nostre quattro frasi fatte che si imparano a scuola!

 

La scuola è stata un passo, quali sono i prossimi programmi per il futuro?

Ovviamente i passi, progetti e sogni sono tantissimi, sia a breve che a lungo termine!

Francesco ed io nell’immediato (già a partire dall’inizio del prossimo anno) abbiamo in mente di creare una rete di Ambassador, persone che vogliano abbracciare la nostra filosofia di scuola e di educazione e replicare i corsi con il nostro metodo educativo nelle diverse realtà italiane, soprattutto nelle piccole realtà provinciali dove le opportunità sono minori. Vorremmo diffondere a macchia d’olio le nostre 10 regole per stravolgere l’education come la conosciamo oggi.

Nel medio e lungo termine l’idea, ancora più ambiziosa, è quella di creare, all’interno dell’azienda, un vero e proprio reparto di ricerca e sviluppo per ideare e costruire strumentazioni robotiche pensate ad hoc per le nostre attività e che siano ovviamente a misura di bambino.

 

I media o le realtà associative (tra cui la nostra) in che modo possono contribuire al vostro progetto?

Attraverso l’unico modo in cui è possibile l’innovazione, quella vera: attraverso il contagio. Non importa se online o offline: parliamo di cosa capita a Boston e fuori dai confini, raccontiamo che l’education può essere divertente e che non c’è niente di più bello che imparare tutta la vita. Diffondiamo le nostre 10 regole, contattateci per eventi, laboratori, corsi e incontri dove arriviamo con i nostri speech motivazionali a raccontare queste cose o a far provare e toccare con mano il learn by doing e soprattutto, credendo sempre che niente è impossibile. Con impegno, determinazione e duro lavoro si arriva dove si vuole, ricordandovi sempre che solo sul dizionario successo viene prima di sudore!

 

Complimenti per la grinta e auguri per il vostro progetto www.valeriacagnina.tech!

[FM]

 

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