Loading....

La musica come doping

Che musica ascolti in palestra? Qual è la tua playlist quando vai a correre? Sai quali sono gli effetti della musica sul tuo cervello e le tue prestazioni?
La musica è fatta di ritmo, armonia, tempo e contenuto che sono anche gli elementi alla base dei movimenti fisici. Quindi un legame tra questi era inevitabile e se ne occupa una nuova branca della ricerca chiamata “neuromusicologia”.

Nel 2007, l’US Track & Field, l’ente nazionale per le corse a distanza, ha vietato l’uso di cuffie e lettori audio portatili nelle sue gare ufficiali, “per garantire la sicurezza e impedire ai corridori di avere un vantaggio competitivo”. Molti corridori hanno protestato contro la regola perché sanno quanto questa sia importante per le loro prestazioni.

Ed è vero: la musica è effettivamente “un doping legale” come dice il dottor Costas Karageorghis, esperto del settore, La musica esercita un effetto energizzante ritardando l’affaticamento e aumentando la capacità di lavoro. In genere, ciò comporta livelli di resistenza, potenza, produttività o forza superiori al previsto.

La musica in effetti ha un potentissimo effetto sul nostro cervello; riesce ad accenderlo come se fosse un albero di natale.
La giusta playlist infatti è in grado di attivare molte aree cerebrali: raggiunge il lobo parietale e il cervelletto, responsabili delle nostre funzioni motorie e della coordinazione; la corteccia visiva, con effetti sulla nostra immaginazione, e allo stesso tempo il lobo limbico, deputato alla gestione delle emozioni, e il lobo temporale, dove ha sede la nostra memoria.

 Così facendo aumenta la produzione di neurotrasmettitori, primo fra tutti dopamina. La dopamina è responsabile della “motivazione”: quando proviamo un’emozione piacevole il nostro cervello invia dopamina al nucleo acumbens, il ragioniere cerebrale del meccanismo di ricompensa, che ci spinge a sua volta a provare di nuovo l’esperienza, creando una sorta di dipendenza dalla soddisfazione. Questa molecola positivamente coinvolta nelle funzioni di memoria e locomozione e nelle emozioni.

Inoltre con una musica veloce si è visto che aumentano i livelli di cortisolo, ormone dello stress, che contribuisce a mettere in circolo più zuccheri; mentre diminuiscono con una musica lenta e rilassante.
Come può quindi aiutarci la musica durante le nostre attività atletiche? Ci sono 3 modi:

1- Dissociazione. Perché la musica ci costringere a distogliere la mente dalla stanchezza e da altri pensieri che si insinuano durante la nostra performance. In particolare distoglie l’attenzione dall’affaticamento e dal dolore quando siamo impegnati in un’attività di resistenza fisica come la corsa, il ciclismo o il nuoto. Gli studiosi della Brunel University nel Regno Unito, hanno infatti dimostrato come la musica può ridurre il tasso di sforzo percepito del 12% e migliorare la resistenza del 15%.

2- Sincronizzazione. Ovvero andare a ritmo con la musica aumenta gli output della prestazione. Ad esempio la musica può darci un tempo da seguire noi lo faremo inconsciamente. Vi basti pensare alla colonna sonora della vostra corsa quando volete aumentare la velocità. D’altra parte un tempo più lento può essere favorevole ad attività che richiedono più concentrazione e controllo.

3- Motivazione. Diversi studi hanno collegato la musica con sentimenti e ricordi positivi. La musica può stimolare la motivazione interna innescando buone emozioni, aiutandoti a provare un piacere molto maggiore dall’attività stessa.
Inoltre è stato visto che il messaggio che viene veicolato con il brano ha anche una forte influenza. Se per esempio per abitudine, che può essere averlo sentito come colonna sonora di un film o in una pubblicità, associamo un testo ad un messaggio di lotta, fatica e motivazione, questo ci spingerà a dare il meglio di noi quando siamo in un momento di stress fisico.

Il consiglio degli esperti è quindi di creare una playlist in vista del prossimo allenamento assemblando un’ampia selezione di brani con i seguenti requisiti: ritmo forte ed energizzante; testi positivi che hanno associazioni con il movimento; schema ritmico ben accoppiato a schemi di movimento dell’attività atletica; associazioni con il trionfo o il superamento delle avversità (“We are the Champions” potrebbe essere un buon inizio).

di Irene Feliciotti

Fonti:
Terry, Peter & I Karageorghis, C. (2011). Music in sport and exercise. The new sport and exercise psychology companion.
Szczepan, Stefan; Kulmatycki, Leslaw. Baltic Journal of Health and Physical Activity; Gdansk Vol. 4, Fasc. 3,  (2012): 197. DOI:10.2478/v10131-012-0021-0
https://thehealthsciencesacademy.org
Costas I. Karageorghis & David-Lee Priest (2012): Music in the exercise domain:a review and synthesis (Part I), International Review of Sport and Exercise
https://www.psychologytoday.com/au/blog/why-music-moves-us/201301/music-and-exercise-what-current-research-tells-us

Irene Feliciotti

Biologa, con una Laurea Magistrale in Biologia, specializzata in neurobiologia, ha proseguito la sua carriera da scienziata all’estero, con un tirocinio in neurogenetica all’universitá di St Andrews, e ora un PhD in biologia strutturale all’Universitá di Reading. Ora quindi vive in UK, e si interessa di neuroscienze, biomedicina, biologia strutturale, probiotici e microbioma; ma anche di tutti gli altri aspetti della scienza e di come questa faccia sempre parte della nostra vita quotidiana. Collabora con Minerva da Novembre 2018 ma ha sempre preso parte ad eventi di divulgazione scientifica, come “Low cost Science” e “Pint of Science”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back To Top