Sangue artificiale: a che punto siamo?

La donazione del sangue da parte di soggetti volontari sani è ad oggi l’unica modalità per assicurare continuità e sicurezza alle terapie trasfusionali. Ciononostante, complicazioni legate alla non compatibilità tra gruppi sanguigni, alla scarsa disponibilità e talora ai bassi standard di sicurezza riscontrati nei paesi in via di sviluppo rendono l’approvvigionamento di sangue per le trasfusioni un problema non indifferente. E’ plausibile pensare che in un futuro la ricerca scientifica consentirà di produrre sostituti artificiali del sangue, rivoluzionando la medicina trasfusionale? Gli scienziati credono di sì.

Sacca di sangue per trasfusioni (By ICSident at German Wikipedia, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=29492562)

Il progetto è però ambizioso: il liquido rosso che circola nei nostri vasi sanguigni è straordinariamente complesso nelle sue funzioni e composizione. Costituito da milioni di composti chimici e cellule diverse, il sangue assolve meticolosamente a una serie di funzioni: trasporta ossigeno e nutrimento ai tessuti, raccoglie i prodotti del catabolismo, mantiene costanti pH e temperatura corporea, trasporta ormoni verso i loro tessuti bersaglio e ci protegge dai patogeni. Ancora non esiste un surrogato di sangue in grado di adempiere a tutti questi compiti, ma si stanno investigando diverse soluzioni, in buona parte basate sull’emoglobina, la proteina contenuta nei globuli rossi e responsabile del trasporto dell’ossigeno.

L’emoglobina è un tetramero, ossia una proteina costituita da quattro parti. Fuori dal globulo rosso viene però rapidamente degradata nelle forme dimerica o monomerica, costituite rispettivamente da due o una parte e potenzialmente tossiche. Per rendere l’emoglobina “acellulare” più stabile ed aumentare le sue performance in termini di trasporto di ossigeno, si è provato a modificarla chimicamente rinforzando i legami tra le sue quattro porzioni, collegando tra loro più molecole a formare una catena o coniugandola ad altri composti chimici. Nonostante le potenzialità, nessuna di queste soluzioni acellulari è veramente ottimale: l’emoglobina infatti funziona meglio all’interno del globulo rosso che non all’esterno.

Per questa ragione diversi gruppi di ricerca stanno studiando come generare globuli rossi artificiali. Semplificando al massimo, una cellula, e quindi anche un globulo rosso, è uno spazio acquoso delimitato da una membrana composta da grassi chiamati fosfolipidi. Incapsulando l’emoglobina in uno strato fosfolipidico è possibile quindi simulare una struttura cellulare ed aumentare di molto la sua stabilità nella circolazione sanguigna ed il trasporto di ossigeno.

I globuli rossi artificiali potrebbero dunque nei prossimi decenni diventare una realtà, alleviando la scarsità di sangue a disposizione per le trasfusioni in situazioni di emergenza ed in particolar modo nei paesi in via di sviluppo, dove si concentra l’80% della popolazione mondiale ma si raccoglie solo il 32% delle scorte mondiali di sangue e con bassi standard di sicurezza e alto rischio di trasmissione di infezioni.

Di Erika Salvatori

Fonti e approfondimenti: