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778 milioni… Contro le carpe asiatiche

Avete letto bene, non si tratta di click-bait. Questa è la cifra che il Corps of Engineers, ovvero la sezione dell’esercito specializzata in ingegneria e progettazione, ha stimato per far fronte ad un problema ambientale divenuto ormai piaga negli USA: l’invasione delle carpe asiatiche.

In realtà, questo fenomeno non è una news. Negli ultimi 10 anni sono stati stanziati svariati milioni di dollari, ma sono risultati insufficienti per risolvere il problema. Anzi, le carpe hanno proseguito la loro conquista delle acque dolci americane.

Ma per quale motivo investire tanto denaro per arginare questi pesci? Entra in gioco il tema delle specie invasive, ovvero animali/piante che vengono volontariamente o involontariamente trasferiti dall’essere umano in regioni in cui non sono presenti. Inizialmente vengono definite “specie aliene”, ma qualora si trovino a loro agio e riescano a diffondersi, vengono rinominate “specie invasive”.

Questo problema rappresenta una delle principali cause di perdita di biodiversità, a livello globale. In Italia, tanto per citarne uno, il pesce siluro (Silurus glanis), giunto dall’Europa orientale, ha ormai colonizzato la maggior parte dei corsi d’acqua nostrani e minaccia fortemente tantissime specie autoctone ed endemiche: infatti, è estremamente vorace e non ci sono predatori che possano infastidirlo.

Invece, le carpe asiatiche furono importate negli Anni 70 negli allevamenti ittici del sud degli States, perché grazie alla loro voracità agivano da “pesci pulitori”. Possono infatti ingerire una quantità di plancton pari al 40% del loro peso. Evidentemente alcune sono riuscite a raggiungere i corsi d’acqua per poi diffondersi a macchia d’olio. In particolare, la carpa argentata (Hypophthalmichthys molitrix) è la specie che ha avuto più successo.

La carpa argentata (Hypophthalmichthys molitrix) è la più diffusa tra le specie di carpe asiatiche invasive presenti negli Stati Uniti.

Ma proprio la loro voracità si è trasformata da soluzione a problema: non solo decimano il plancton, che è alla base della catena alimentare, ma sono anche estremamente competitive. La conseguenza principale è il rischio di estinzione per tantissime specie autoctone ed endemiche.

Il tutto non causa “solamente” dei notevoli danni ambientali ma, al momento, vengono stimati anche 9 miliardi di dollari di danni annui nei confronti dell’industria ittica americana, che rappresenta una vera e propria potenza economica in questo paese.

Il progetto in questione, che deve vedere l’approvazione da parte del Congresso, è volto ad evitare che le carpe raggiungano ed invadano la regione dei Grandi Laghi. Se questo succedesse, rischierebbero di far collassare contemporaneamente l’ambiente acquatico e l’economia di questa regione.

In particolare, si andrebbe ad agire a livello della chiusa e della diga di Brandon Road, Illinois, a circa 40 miglia dal lago Michigan, un punto chiave lungo il percorso tra il lago e il fiume Illinois infestato dalle carpe.

Se approvato, il piano prevederà delle moderne barriere elettriche, per impedire alle carpe asiatiche di muoversi attraverso le chiuse e la diga, e l’installazione di altoparlanti subacquei che genererebbero onde sonore per stordire i pesci mentre le navi si muovono attraverso le chiuse stesse.

Fonti:
https://www.nationalfisherman.com/gulf-south-atlantic/army-corps-approves-778m-plan-to-push-back-asian-carp/

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