Il cervello Sapiens: la forma conta!

di Simone Gastaldon

Lo studio di come il comportamento e le abilità cognitive della specie umana siano evoluti nel tempo è particolarmente difficile, non avendo una macchina del tempo per saltare nel passato e osservare questi cambiamenti.

Per cercare di studiare queste caratteristiche, gli scienziati utilizzano prove indirette da svariati campi di ricerca, come la paleoantropologia, l’archeologia e la genetica. Degli indizi importanti possono essere ottenuti studiando la forma interna del cranio (endocranio) di esemplari di varie specie di Homo: dalla forma dell’endocranio, infatti, si possono ricostruire alcune caratteristiche grossolane delle strutture cerebrali [Nota 1], e quindi dedurre indirettamente dei tratti comportamentali e cognitivi.

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Interlocutori sulla stessa “lunghezza d’onda”: sincronizzazione cerebrale tra parlante e ascoltatore

di Simone Gastaldon

Colloquialmente, quando due persone la pensano allo stesso modo, diciamo che sono sulla stessa lunghezza d’onda; con i dovuti aggiustamenti, non è una metafora così sbagliata, dopotutto. Un gruppo di ricerca basco, tramite l’elettroencefalografia, ha studiato l’attività cerebrale di coppie di partecipanti parlanti di lingua spagnola, i quali dovevano alternarsi a parlare e ascoltare in assenza di contatto visivo, in una situazione artificiale simile a quando facciamo una telefonata. Lo studio si colloca in un paradigma teorico e metodologico chiamato two-person neuroscience, dove l’unità di studio sono due partecipanti che interagiscono, e non uno singolo e isolato che esegue un determinato compito, come nella maggioranza degli studi di neuroscienze cognitive.

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Dagli uccelli ai pipistrelli: nuovi modelli animali per la genetica del linguaggio

di Simone Gastaldon

Il linguaggio umano è ancora ad oggi uno degli aspetti della cognizione più complessi da studiare e comprendere. Quali sono le basi biologiche che permettono a un bambino di acquisire almeno una lingua solo venendone esposto? Quand’è emersa questa capacità nella specie umana? Quali geni e processi molecolari sono coinvolti? Com’è implementata a livello neurale la competenza di una lingua? Queste sono alcune delle domande che linguisti, psicologi, biologi, paleoantropologi e neuroscienziati si pongono da almeno mezzo secolo [1].

Nella seconda metà degli anni ’90 in alcuni componenti di una famiglia britannica, la cosiddetta “famiglia KE”, è stata identificata una rara mutazione genetica ereditaria, successivamente localizzata nel gene FOXP2, il quale gioca un ruolo importante nello sviluppo cerebrale regolando l’attività di altri geni; tale mutazione causava disturbi sia nella produzione che nella comprensione del linguaggio [2]. Nonostante all’epoca il giornalismo non specialistico abbia salutato lo studio come la “scoperta del gene per il linguaggio”, ad oggi è chiaro che un tratto così complesso non può essere determinato da un solo gene, ma che esso emerga dall’interazione di una rete estesa e molto intricata.

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La maschera della salute: alterazioni neurologiche negli individui psicopatici

Cos’è uno psicopatico? Sebbene Hollywood e numerosi romanzi abbiano contribuito a creare un’immagine di tali individui familiare al grande pubblico, la risposta a questa domanda richiede conoscenze approfondite che si svincolino dalla percezione stereotipata dell’argomento. Lungi dall’essere un termine generico usato per indicare una qualunque malattia mentale, la psicopatia, spesso diagnosticata come disturbo antisociale di personalità, è infatti definita da molti esperti come un disordine connotato da peculiari manifestazioni patologiche. Nonostante esistano svariate scuole di pensiero, questi studiosi riferiscono come nello psicopatico siano infatti presenti tre precisi nuclei centrali che ne permettono l’identificazione: il deficit empatico, la cognitività ipertrofica e la presenza della maschera.

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Gli effetti della musica sul cervello

Il mondo è pieno di grandi musicisti affetti da patologie che non hanno impedito loro di diventare “i geni” indiscussi nella storia della musica. Basti pensare a Schumann e la sua “vena di pazzia” classificata in seguito come “schizofrenia”, Beethoven e la sua precoce sordità, Mozart e la “Sindrome di Tourette” di cui probabilmente era affetto che provoca tic, suoni acuti e perdita di controllo del linguaggio, Petrucciani morto nel 1999 di “osteogenesi imperfetta” o “sindrome delle ossa di cristallo” ed Ezio Bosso malato di “sclerosi laterale amiotrofica” o SLA, una malattia neurodegenerativa che colpisce i motoneuroni.

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Le onde della mente

Una recente ricerca ha dimostrato per la prima volta la possibilità per i neuroni di influenzarsi a distanza per mezzo del loro debole campo elettrico. Questa modalità di trasmissione può avvenire sia in maniera fisiologica, nella propagazione delle onde teta della fase REM, che in condizione patologica nella diffusione di crisi epilettiche.

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Dormire per guarire

Un farmaco già approvato e utilizzato per trattare l’insonnia: lo Zolpidem, ha dimostrato di facilitare la guarigione dopo un ictus cerebrale. Il sonnifero non riduce la gravità della parte colpita, ne la aiuta a guarire, ma stimola i tessuti circostanti sani a riorganizzarsi per compensare le funzioni svolte dalla parte di cervello danneggiata.

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