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La Dieta Chetogenica: nuove scoperte, rischi e vantaggi della dieta Low-carb

“Non mangio carboidrati, fanno ingrassare! ”  Quante volte l’avete sentito? Effettivamente non sarebbe una scelta del tutto sbagliata, ma questo va al di là della pancia piatta e del six-pack. La dieta a basso consumo di carboidrati infatti ha diversi effetti positivi sul nostro organismo e diversi studi li mettono in risalto, ma come in tutte le diete, ci sono pro e contro e bisogna conoscere bene come funzionano. La dieta chetogenica, che ora è anche di moda, va leggermente oltre il ridotto consumo di carboidrati. Parliamone! 

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Già dal 1920 si pensava che una dieta povera di carboidrati potesse essere un trattamento risolutivo per l’epilessia nei bambini, evitando l’utilizzo di farmaci pesanti. Ad oggi si sa che la possibilità di modificare la propria dieta per diminuire, o addirittura rimuovere, i trattamenti farmaceutici è un’ottima strategia, ma va seguita con razionalità e conoscenza, e non di certo con il metodo Fai-Da-Te. 

Ma vediamo in che cosa consiste la dieta chetogenica e come funziona. 

Mettiamo da parte la parola “chetogenica” per un attimo e concentriamoci sui carboidrati: queste molecole sono lunghe catene di zuccheri complessi che si trovano comunemente negli alimenti come pane e pasta, ma non solo. Il nostro corpo ha bisogno di zuccheri, e noi li mangiamo con gusto. Quando queste molecole entrano nel nostro organismo, vengono digerite e trasformate in unità di glucosio, che fanno da benzina per il nostro corpo, e che quindi vengono mandate in ogni “distretto”. 

NB: i nostri neuroni non sono in grado di prodursi da soli energia e hanno bisogno di glucosio circolante, ovvero “zucchero per il cervello”. 

Ma cosa succede allora se non abbiamo carboidrati a disposizione? Succede che il nostro fegato attaccherà gli acidi grassi che verranno scissi e digeriti a formare una molecola che si chiama acil-CoA. Questa entra nel ciclo di Krebs: una cascata di reazioni chimiche alla base del metabolismo cellulare che produce molte delle molecole usate a scopo energetico. Quando l’acil- CoA eccede, le molecole si fondono insieme a formare il corpo chetonico Numero 1: l’acetone, poi l’acetoacetato e infine il 3-idrossibutirrato. Questi sono i nostri corpi chetonici. 

Corpi Chetonici. In alto: Acetone. In mezzo: acetoacetato. In basso: 3-idrossibutirrato

Quindi non abbiamo glucosio in circolo, ma corpi chetonici: stiamo facendo morire di fame il nostro cervello? No! Ma lo costringiamo ad attrezzarsi e a trovare una via alternativa. Infatti i corpi chetonici sono in grado di passare la barriera ematoencefalica e arrivare direttamente ai neuroni, che li utilizzeranno come fonte di energia. 

Negli anni recenti si è visto come una dieta a basso consumo di carboidrati possa avere effetti positivi anche nel trattamento delle malattie neurodegenerative, come Alzheimer e Parkinson. I corpi chetonici infatti sono una risorsa preferenziale per la sintesi di lipidi neuronali, ovvero quelli che costituiscono le membrane dei nostri neuroni, parte fondamentale per la conduzione dello stimolo elettrico. 

Oggi ci sono diversi tipi di dieta chetogenica che variano a seconda della quantità e qualità di grassi e proteine utilizzate. Una di queste è quella sviluppata da Wilder nel 1921, basata su gli acidi grassi a catena lunga. Molto interessante è la recente ricerca della Fondazione don Carlo Gnocchi sull’effetto positivo della dieta chetogenica sull’emicrania associata alla perdita di peso in soggetti obesi. 

Quindi, per concludere, una dieta a basso consumo di carboidrati potrebbe sembrare un buon modo per perdere peso (i corpi chetonici hanno anche una funzione anoressigena e riducono l’appetito), e con tanti effetti benefici sulla salute, da quelli cardiovascolari a quelli neuroprotettivi. Tuttavia tutti i casi citati sopra si riferiscono a soggetti patologici, con malattie neurodegenerative o grave obesitá. La dieta chetogenica, infatti, non è priva di rischi e effetti collaterali, quindi stiamo attenti alle truffe: i prodotti Keto, ovvero semplicemente frullati con corpi chetogeni aggiunti, non possono funzionare in alcun modo. Anzi, il lato oscuro della dieta chetogenica è proprio il rischio della chetosi, ovvero di un troppo alto contenuto di queste molecole nel sangue. Se i corpi chetonici non vengono utilizzati, devono essere smaltiti e le uniche due vie sono la respirazione polmonare e l’urina, quindi un loro eccesso porterebbe ad un affaticamento dei reni. Nel caso, la chetosi si puó facilmente diagnosticare con un esame delle urine, o test dell’acetone.  

Ci teniamo infine a sottolineare alcuni punti: 

  1. Nessuno dovrebbe scriversi una dieta da solo, sempre meglio seguire i consigli degli esperti, ovvero medici e nutrizionisti.
  2. Ci sono tanti modi sani, sanissimi, per dimagrire mantenendo un’ottima salute; questo non è proprio il migliore. 
  3. Diffidate delle diete con nomi troppo cool, chetogenica vuol dire semplicemente che genera corpi chetonici. 
  4. Una dieta a basso consumo di carboidrati è un’altra cosa, ma non perdete tempo a spiegarlo a mamme e nonne, potrebbero non capire il vostro rifiuto per le loro tagliatelle, le ferireste soltanto! 

Fonti:

https://www.mdpi.com/2072-6643/11/8/1742/htm
https://www.hsph.harvard.edu/nutritionsource/healthy-weight/diet-reviews/ketogenic-diet/
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6251269/

Irene Feliciotti

Biologa, con una Laurea Magistrale in Biologia, specializzata in neurobiologia, ha proseguito la sua carriera da scienziata all’estero, con un tirocinio in neurogenetica all’universitá di St Andrews, e ora un PhD in biologia strutturale all’Universitá di Reading. Ora quindi vive in UK, e si interessa di neuroscienze, biomedicina, biologia strutturale, probiotici e microbioma; ma anche di tutti gli altri aspetti della scienza e di come questa faccia sempre parte della nostra vita quotidiana. Collabora con Minerva da Novembre 2018 ma ha sempre preso parte ad eventi di divulgazione scientifica, come “Low cost Science” e “Pint of Science”.

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