Inquinamento e polveri sottili: come vederci chiaro nella nebbia del dibattito pubblico

Sia che siate lettori attenti all’ attualità oppure semplici cittadini che utilizzano i propri autoveicoli, non vi sarà certamente sfuggita l’attenzione che media, istituzioni e amministrazioni stanno riservando al tema dell’inquinamento urbanistico. Parole come polveri sottili, particolato sospeso o sigle come PM10 sono state ormai del tutto sdoganate dalla loro accezione meramente tecnica e sono diventate di pubblico dominio. Ma a cosa ci si riferisce quando sentiamo questi termini?

Provando a fare un po’ di chiarezza potremmo dire che il fulcro del discorso ruota intorno al concetto di particolato sospeso (In inglese “particular matter”, abbreviato con la sigla “PM”), ossia il complesso insieme delle sostanze finemente suddivise sospese nell’aria. Tra queste, le particelle di derivazione naturale rappresentano la maggioranza del totale e comprendono polvere, terra, sale marino, pollini, microrganismi e ceneri prodotte da incendi o da eruzioni vulcaniche. Quelle di origine artificiale sono invece maggiormente concentrate nelle aree urbane ed annoverano prodotti della combustione interna ai veicoli, prodotti dell’usura del manto stradale, residui delle lavorazioni agricole ed emissioni provenienti dagli impianti di riscaldamento, dai cementifici, dai cantieri e dagli inceneritori.

E’ stato calcolato che ogni giorno vengono emesse globalmente 10 milioni di tonnellate di particolato ma fortunatamente solo alcune di queste particelle contribuiscono sensibilmente all’inquinamento atmosferico, dato che la loro patogenicità è direttamente correlata alle dimensioni. Le particelle più pericolose, dette PM10, hanno un diametro pari o inferiore a 10 millesimi di millimetro, possono rimanere in sospensione per un periodo che va dalle 12 ore ad un mese, sono facilmente inalabili e si depositano soprattutto nei bronchi. Tra queste sono presenti particelle di diametro inferiore ai 2,5 millesimi di millimetro, chiamate PM2,5 o addirittura particelle ancora più fini, dette nanoparticelle, che possono penetrare in profondità nei polmoni fino agli alveoli, le strutture deputate allo scambio di ossigeno e anidride carbonica tra organismo e ambiente.

E’ dunque facilmente intuibile il meccanismo attraverso il quale il particolato più fine riesca a causare danni alla salute. Nonostante i sistemi di difesa di cui è dotato il tratto respiratorio, una parte di questi aggregati riuscirà comunque a stanziarsi in bronchi e bronchioli. Una volta raggiunte queste sedi, le particelle potranno alterare la funzionalità delle membrane cellulari, interferire con la produzione energetica, modificare biomolecole, o innescare una sovraproduzione di radicali liberi in sinergia con il ferro, provocando danni al DNA e facilitando l’insorgenza di tumori. Gli effetti sulla salute umana, che aumentano in relazione alla quantità di sostanze inalate e al tempo di esposizione, possono anche tradursi in problemi cardiaci, asma, difficoltà nel respirare e morte prematura nei soggetti con disfunzioni preesistenti dell’apparato respiratorio. Come proteggersi dunque da questi insidiosi nemici della salute?

Considerando che la concentrazione di particolato nell’aria pulita è di circa 1-1,5 microgrammi/metro cubo e che in generale essa tende a decrescere grazie alle piogge che depositano al suolo le particelle sospese, occorrerebbe tenere spesso sotto controllo i bollettini meteo PM10 delle ARPA regionali. La legislazione europea fissa infatti dei limiti massimi per le concentrazioni consentite di particolato nell’aria, oltre i quali possono insorgere danni per la salute; tali limiti sono 40 microgrammi/metro cubo per le PM10 relativamente alla concentrazione media annuale e 50 microgrammi/metro cubo per le PM10 giornaliere, limite che può essere superato al massimo 35 volte in un anno. Le PM2,5, momentaneamente non contemplate dalla legislazione, non dovrebbero invece superare i 10 microgrammi/metro cubo giornalieri. Conoscendo questi valori, bisognerebbe evitare di fare attività fisica, passeggiare o cambiare l’aria della propria stanza nei momenti della giornata in cui la concentrazione di particolato è più elevata. Nelle aree con le concentrazioni più alte sarebbe anche consigliabile indossare filtri specifici all’aria aperta. [VF]
Fonti:
http://www.nonsoloaria.com/ngia.htm

Hydroxyl radical. Involvement of iron in generation of adverse health effects of PM10 particles: 1996 53: 817-822Occup Environ Med; P S Gilmour, D M Brown, T G Lindsay, et al.

http://www3.epa.gov/

http://ec.europa.eu/italy/index_it.htm

http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe

OMS – Air Quality Guidelines – Second Edition – Particulate matter

ULSS20 Data: 26-10-2004 Redattore: Urp Tipologia: Informazioni Fonte: Dipartimento di Prevenzione Precauzioni sanitarie sull’inquinamento da polveri sospese nella città di Verona, Verona, 25 ottobre 2004