Gli idrati di metano, una vecchia fonte energetica per il prossimo futuro

Gli idrati di metano, o clatrati (dal latino clatrare: chiudere tra sbarre), sono una sostanza solida composta per la gran parte da normale ghiaccio d’acqua, che forma una struttura forma di gabbia al cui interno viene ospitata una sostanziosa percentuale di gas. In genere si tratta di metano, altri idrocarburi leggeri o anidride carbonica.

Idrati di metano in fiamme

I cristalli di ghiaccio, in presenza di particolari gas e ad alta pressione (non meno di 30 atmosfere), tendono a cristallizzare in una sorta di “guscio” atto a intrappolare le molecole della fase gassosa, che rimane stabile anche al di sopra degli 0°C, a seconda delle specie chimiche contenute.

Questa sostanza si forma naturalmente in fondo agli oceani di tutto il mondo a profondità superiori a 300 metri, ma anche entro e al di sotto del permafrost da 300 a 1000 m di profondità (sono presenti depositi enormi nell’emisfero Nord, in particolare Siberia e Canada).

I clatrati sono classificati in tipologie a seconda delle dimensioni della “gabbia” ( tipi 1, 2 e H); questa diversa struttura causa una diversa possibile composizione, in quanto “gabbie” più grandi permettono l’alloggiamento di gas con molecole via via più ingombranti (etano, propano, butano).

Vista la sua struttura “porosa” e il fatto di essere allo stato solido, questa sostanza permette di intrappolare una quantità sostanziosa di gas; si pensi infatti che un solo metro cubo di idrato di metano una volta sciolto libera mediamente 170 Sm3 di gas (metri cubi a condizioni ambiente).

Il volume stimato dei depositi di clatrati di metano e altri gas combustibili arriva a superare più del doppio il volume di TUTTI i combustibili fossili finora noti ed utilizzati.

È di ieri la notizia che una società cinese sia riuscita a sfruttare per prima depositi di idrati raccolti al largo del mar del Giappone.

Di R. L.

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