Energia per vecchi cervelli stanchi

La somministrazione cronica di un particolare integratore alimentare rende più vivaci e curiosi i vecchi topi, anche quelli affetti da una malattia simile all’Alzheimer umano.

Topofurbo

Invecchiare impone il suo prezzo al cervello, diventare meno reattivi e meno efficienti nella risoluzione di compiti cognitivi è un’esperienza assai comune con l’avanzare dell’età; anche se uno stile di vita sano e la capacità di mantenersi mentalmente attivi contribuisce notevolmente a rallentare questo processo. In passato vari esperimenti svolti sui ratti, e su volontari umani, hanno dimostrato che l’infusione acuta di glucosio può migliorare le prestazioni dei soggetti, specie durante lo svolgimento di compiti mentalmente faticosi o lunghi; mentre varie malattie tipiche dell’età avanzata come il diabete di tipo II e la malattia di Alzheimer possono compromettere i naturali meccanismi di regolazione per questo zucchero presenti nel cervello.

Il principale sistema di riserva per il glucosio cerebrale è costituito dai depositi di glicogeno, un particolare amido che una volta digerito rilascia proprio glucosio. Queste riserve sono contenute principalmente in particolari cellule chiamate astrociti che nel sistema nervoso centrale assistono i neuroni. Un altro dato interessante è che Il metabolismo del glicogeno è strettamente legato a quello di un neurotrasmettitore chiamato glutammato. I neurotrasmettitori sono le sostanze chimiche che i neuroni utilizzano per “chiacchierare” fra di loro e il glutammato, in particolare, è strettamente legato alle funzioni della memoria. Le riserve di glicogeno cerebrali sono altamente variabili e possono ridursi di molto anche a causa della semplice privazione di sonno per una notte: nei ratti la mancanza di sonno può portare a una riduzione dei depositi del 40% in 24 ore. All’animale sono poi necessarie ben 15 ore di sonno per tornare ai livelli di partenza.

La somministrazione cronica di glucosio può però rivelarsi problematica, specialmente in relazione al controllo di varie malattie, come l’obesità e il diabete, che si presentano frequentemente con l’avanzare dell’età. D’altra parte il piruvato, una molecola intermedia nel processo di estrazione di energia dal glucosio nelle cellule, non presenta questi problemi. Recenti ricerche hanno dimostrato, da un lato, che la somministrazione di iniezioni di piruvato migliora la memoria nei topi transgenici usati come modello per il morbo di Alzheimer; e dall’altro un effetto protettivo sul tessuto nervoso in vari modelli sperimentali come ischemie o emorragie cerebrali.

Hennariikka Koivisto, dell’università della Fillandia dell’Est, in collaborazione con colleghi finlandesi, egiziani, cechi, danesi e francesi, ha misurato con una recente ricerca gli effetti metabolici e comportamentali, non presi in considerazione dalle precedenti ricerche, causati dalla somministrazione di piruvato con la dieta per lunghi periodi di tempo. La ricerca si è svolta in topi anziani non geneticamente modificati e in animali modificati per produrre sintomi simili all’Alzheimer umano (ma di tipo differente rispetto a quelli delle ricerche precedenti). I risultati, pubblicati sulla rivista Frontiers in Aging Neuroscience, dimostrano scarsi effetti sulla funzionalità dei muscoli e solo un piccolo aumento del peso negli animali trattati rispetto al gruppo di controllo. In questi animali aumentava invece l’energia e la curiosità verso i nuovi stimoli. Un dettaglio curioso è che gli animali che avevano assunto il piruvato con la dieta erano meno abili nell’evitare ambienti dove in precedenza avevano ricevuto stimoli negativi (uno spazio colorato in nero dove rischiavano di ricevere una piccola scossa elettrica alle zampe). Visto che i test svolti in precedenza non indicavano in modo risolutivo una più alta soglia del dolore o un più basso livello di ansia nei topi nutriti col piruvato, gli autori hanno ipotizzato che il comportamento fosse dovuto alla maggiore curiosità e voglia di esplorare dimostrata da questi animali.

Se i risultati saranno confermati da altre ricerche, il lavoro potrebbe indicare che il piruvato, ampiamente utilizzato come integratore in ambito sportivo, ha effetti scarsi sulle prestazioni muscolari. Senza attendersi miracoli, potrebbe invece costituire un aiuto per migliorare le prestazioni cognitive nell’età avanzata.

BIBLIOGRAFIA

Koivisto H, Leinonen H, Puurula M, Hafez HS, Barrera GA, Stridh MH, Waagepetersen HS, Tiainen M, Soininen P, Zilberter Y and Tanila H

Chronic Pyruvate Supplementation Increases Exploratory Activity and Brain Energy Reserves in Young and Middle-Aged Mice.

Front. Aging Neurosci (2016). 8:41. doi: 10.3389/fnagi.2016.00041