Celiachia: e se fosse colpa di un virus?

La mucosa intestinale è perennemente in contatto con il cibo che viene ingerito e con batteri potenzialmente patogeni che vengono con esso introdotti: il sistema immunitario distingue tra quelle che sono semplicemente molecole nutrienti (proteine, lipidi, ecc.) e quelle che invece sono proteine appartenenti a virus o batteri, permettendo l’assorbimento e l’ingresso solo alle sostanze non pericolose.

La celiachia è una patologia che coinvolge il sistema immunitario nella quale l’organismo riconosce alcune di queste proteine che vengono introdotte con l’alimentazione come “nemiche”, attivando una risposta immunitaria, come se il corpo fosse di fronte ad un’infezione di un qualche patogeno.
Responsabile di questa reazione è il glutine, una miscela di proteine particolarmente ingombranti presenti in frumento, orzo, segale e farro. Tra le proteine che compongono il glutine, in particolare, una proteina (la gliadina) contiene una sequenza di amminoacidi che viene metabolizzata con difficoltà dall’organismo e arriva quasi integra nel tratto intestinale (normalmente le proteine sono ridotte a piccole catene già a livello dello stomaco e poi digerite dagli enzimi secreti dal pancreas), dove in soggetti celiaci può scatenare la reazione.

È stato osservato per lo sviluppo della celiachia è necessario essere portatori di varianti geniche di due geni attivi nei leucociti, ma in Europa questa variante è presente in oltre il 30% della popolazione, mentre la celiachia colpisce circa l’1% della popolazione. Deve quindi esistere un altro fattore che determina l’insorgenza della patologia.

Un articolo molto recente (che richiederà sicuramente approfondimenti e ulteriori verifiche) identifica un nuovo attore in questo processo: un virus. Sembra infatti che l’infezione di virus del genere reovirus (un virus intestinale che viene normalmente eliminato senza particolari problemi) possano confondere il sistema immunitario qualora durante l’infezione sia assunto glutine, inducendo l’organismo a sviluppare una risposta immunitaria alla presenza del glutine. Terminata l’infezione, il glutine resterebbe ormai “schedato” come antigene nemico nella memoria del sistema immunitario.

Questa scoperta, che richiederà senza dubbio approfondimenti, apre la strada a trattamenti preventivi per evitare l’insorgenza della celiachia.

Di S. M.

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