I tunnel di lava delle Hawaii

I tunnel di lava sono un tipo di grotta dall’origine molto particolare, legata a un certo tipo di vulcanismo, effusivo di lave molto calde e fluide, che ha il suo esempio tipico nelle isole Hawaii.
La lava basaltica fuoriesce dal sottosuolo delle Hawaii a temperature di quasi 1200°C. Appena arriva a contatto con l’atmosfera essa perde rapidamente calore e la superficie esterna della colata in poco tempo si raffredda sotto alla sua temperatura di solidificazione, formando una crosta di solida roccia nera al di sopra di un flusso liquido ancora in movimento.

Leggi di più

L’ultima eruzione del Vesuvio

L’ultimo periodo di attività eruttiva del Vesuvio è avvenuta tra il 1943 e 1944. A partire dal mese di Agosto 1943 ripetute fuoriuscite laviche dal cono centrale causarono crolli che a loro volta innescavano ulteriori emissioni di lava e attività esplosiva con lanci di scorie.

Dopo una serie di queste pulsazioni eruttive, il cono di scorie all’interno del cratere, che aveva raggiunto un’altezza di 100m, crollò il 13 marzo, segno premonitore dell’imminente fase parossistica.

Leggi di più

Il fenomeno del drenaggio acido

I processi di drenaggio acido sono a livello mondiale tra le principali cause di inquinamento delle acque, con un notevole impatto sugli esseri viventi e sull’ambiente, dove si manifesta un diffuso degrado chimico e fisico del territorio. Tali fenomeni possono avere un origine sia naturale, nel qual caso si parla di ARD (Acid Rock Drainage), sia legata alle attività minerarie umane per lo sfruttamento di mineralizzazioni a solfuri, dove il processo viene chiamato AMD(Acid Mine Drainage).

Leggi di più

Inquinamento e polveri sottili: come vederci chiaro nella nebbia del dibattito pubblico

Sia che siate lettori attenti all’ attualità oppure semplici cittadini che utilizzano i propri autoveicoli, non vi sarà certamente sfuggita l’attenzione che media, istituzioni e amministrazioni stanno riservando al tema dell’inquinamento urbanistico. Parole come polveri sottili, particolato sospeso o sigle come PM10 sono state ormai del tutto sdoganate dalla loro accezione meramente tecnica e sono diventate di pubblico dominio. Ma a cosa ci si riferisce quando sentiamo questi termini?

Provando a fare un po’ di chiarezza potremmo dire che il fulcro del discorso ruota intorno al concetto di particolato sospeso (In inglese “particular matter”, abbreviato con la sigla “PM”), ossia il complesso insieme delle sostanze finemente suddivise sospese nell’aria. Tra queste, le particelle di derivazione naturale rappresentano la maggioranza del totale e comprendono polvere, terra, sale marino, pollini, microrganismi e ceneri prodotte da incendi o da eruzioni vulcaniche. Quelle di origine artificiale sono invece maggiormente concentrate nelle aree urbane ed annoverano prodotti della combustione interna ai veicoli, prodotti dell’usura del manto stradale, residui delle lavorazioni agricole ed emissioni provenienti dagli impianti di riscaldamento, dai cementifici, dai cantieri e dagli inceneritori.

E’ stato calcolato che ogni giorno vengono emesse globalmente 10 milioni di tonnellate di particolato ma fortunatamente solo alcune di queste particelle contribuiscono sensibilmente all’inquinamento atmosferico, dato che la loro patogenicità è direttamente correlata alle dimensioni. Le particelle più pericolose, dette PM10, hanno un diametro pari o inferiore a 10 millesimi di millimetro, possono rimanere in sospensione per un periodo che va dalle 12 ore ad un mese, sono facilmente inalabili e si depositano soprattutto nei bronchi. Tra queste sono presenti particelle di diametro inferiore ai 2,5 millesimi di millimetro, chiamate PM2,5 o addirittura particelle ancora più fini, dette nanoparticelle, che possono penetrare in profondità nei polmoni fino agli alveoli, le strutture deputate allo scambio di ossigeno e anidride carbonica tra organismo e ambiente.

E’ dunque facilmente intuibile il meccanismo attraverso il quale il particolato più fine riesca a causare danni alla salute. Nonostante i sistemi di difesa di cui è dotato il tratto respiratorio, una parte di questi aggregati riuscirà comunque a stanziarsi in bronchi e bronchioli. Una volta raggiunte queste sedi, le particelle potranno alterare la funzionalità delle membrane cellulari, interferire con la produzione energetica, modificare biomolecole, o innescare una sovraproduzione di radicali liberi in sinergia con il ferro, provocando danni al DNA e facilitando l’insorgenza di tumori. Gli effetti sulla salute umana, che aumentano in relazione alla quantità di sostanze inalate e al tempo di esposizione, possono anche tradursi in problemi cardiaci, asma, difficoltà nel respirare e morte prematura nei soggetti con disfunzioni preesistenti dell’apparato respiratorio. Come proteggersi dunque da questi insidiosi nemici della salute?

Considerando che la concentrazione di particolato nell’aria pulita è di circa 1-1,5 microgrammi/metro cubo e che in generale essa tende a decrescere grazie alle piogge che depositano al suolo le particelle sospese, occorrerebbe tenere spesso sotto controllo i bollettini meteo PM10 delle ARPA regionali. La legislazione europea fissa infatti dei limiti massimi per le concentrazioni consentite di particolato nell’aria, oltre i quali possono insorgere danni per la salute; tali limiti sono 40 microgrammi/metro cubo per le PM10 relativamente alla concentrazione media annuale e 50 microgrammi/metro cubo per le PM10 giornaliere, limite che può essere superato al massimo 35 volte in un anno. Le PM2,5, momentaneamente non contemplate dalla legislazione, non dovrebbero invece superare i 10 microgrammi/metro cubo giornalieri. Conoscendo questi valori, bisognerebbe evitare di fare attività fisica, passeggiare o cambiare l’aria della propria stanza nei momenti della giornata in cui la concentrazione di particolato è più elevata. Nelle aree con le concentrazioni più alte sarebbe anche consigliabile indossare filtri specifici all’aria aperta. [VF]
Fonti:
http://www.nonsoloaria.com/ngia.htm

Hydroxyl radical. Involvement of iron in generation of adverse health effects of PM10 particles: 1996 53: 817-822Occup Environ Med; P S Gilmour, D M Brown, T G Lindsay, et al.

http://www3.epa.gov/

http://ec.europa.eu/italy/index_it.htm

http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe

OMS – Air Quality Guidelines – Second Edition – Particulate matter

ULSS20 Data: 26-10-2004 Redattore: Urp Tipologia: Informazioni Fonte: Dipartimento di Prevenzione Precauzioni sanitarie sull’inquinamento da polveri sospese nella città di Verona, Verona, 25 ottobre 2004

Gas vulcanici e loro effetto sul clima terrestre

Negli ultimi anni il tema del cambiamento climatico è divenuto sempre più importante e presente nella vita quotidiana di tutti: lo sfruttamento dei combustibili fossili e le attività industriali hanno provocato un eccessiva produzione di gas serra che, decennio dopo decennio, stanno portando ad una mutazione sempre più radicale ed irreversibile del clima terrestre.
Un ruolo di spicco nell’evoluzione dell’atmosfera lo hanno sicuramente avuto i vulcani; si reputa, infatti, che alcune delle maggiori estinzioni di massa siano state provocate da mutamenti climatici indotti da immense eruzioni vulcaniche. Anche la più “recente” piccola era glaciale, avvenuta tra il XVI e il XIX secolo, è legata a intensi fenomeni eruttivi, come , ad esempio, l’eruzione del vulcano Tambora (Indonesia, 1815) che ha dato al 1816 il nome di ” anno senza estate”, con neve e ghiaccio in alcune parti dell’emisfero settentrionale durante il periodo estivo.
Un recente studio condotto dal Lawrence Livermore National Laboratory ha proposto una tesi secondo cui il rallentamento del ritmo di crescita del riscaldamento globale, osservato da alcuni climatologi a partire dal 1998, possa essere attribuito all’azione di alcuni gas emessi durante le eruzioni del XX e XXI secolo: ma quali sono e come agiscono questi gas?

Leggi di più

Il Pozzo Ultraprofondo di Kola

Il Pozzo Ultraprofondo di Kola fu un progetto di perforazione della crosta continentale condotto dall’Unione Sovietica nella Penisola di Kola. Il progetto venne avviato nel 1962 e i lavori nel 1970 con l’intento di raggiungere i 15.000 metri di profondità. L’opera consiste in una perforazione centrale da cui poi si diramano vari pozzi: uno di questi raggiunse i 12.262 metri nel 1989 stabilendo un record di profondità dalla superficie che resta ancora imbattuto. L’alta temperatura riscontrata (180 °C invece dei 100 °C attesi) a quella profondità fece ritenere un ulteriore approfondimento irrealizzabile poiché il calore avrebbe impedito alle punte perforanti di funzionare. Il progetto venne concluso nel 2005 per mancanza di fondi, il cantiere venne smantellato e il sito fu abbandonato nel 2008.

Leggi di più

Collassi arginali causati da attività di scavo di animali

Nel 1998, la Provincia di Modena ha promosso un’iniziativa per informare la popolazione sui danni causati dalle nutrie. Questa ha raccolto fin dall’inizio l’adesione dei Consorzi di Bonifica, preoccupati soprattutto per la stabilità delle arginature e del Servizio faunistico,  interessato anche alla possibilità di poter migliorare la prevenzione dei danni alle produzioni seminative e legnose diffuse nelle aziende agricole modenesi.

Leggi di più

Geologia 1 – La forma della Terra

Questa serie di articoli è dedicata al nostro pianeta, che sarebbe poi quello su cui appoggiamo i piedi ogni mattina, allo scopo di darne una conoscenza generale ma pur sempre corretta. Prometto che cercherò il più possibile di evitare parole complicate e numeri, e se qualche volta questo non sarà proprio possibile spero che avrete la pazienza e la curiosità di volerne sapere di più. Vi invito già da ora a chiedere qualunque chiarimento nei commenti a seguito di ogni puntata: potrebbe diventare uno spazio di approfondimento.

Leggi di più