Batteri antirigetto

Il trattamento con antibiotici, o l’allevamento in condizioni sterili, mitigano nei topi il rigetto verso gli organi trapiantati.

organ transplant

In varie condizioni mediche, in cui uno o più organi risultano compromessi in maniera irreparabile, l’unica possibilità di sopravvivenza per il paziente è la sostituzione per mezzo di trapianto.

Anche all’interno della stessa specie però l’inserimento nel corpo di tessuti o organi provenienti da un altro individuo possono provocare la reazione del sistema immunitario con il conseguente rigetto.

I medici che si occupano di trapianti d’organo cercano per quanto possibile di selezionare il donatore in modo che sia il più simile possibile al ricevente, ma, escludendo i trapianti tra gemelli identici, questa somiglianza non è mai completa.

La soluzione nella maggior parte dei trapianti, quindi, è trattare i pazienti con farmaci che bloccano la risposta del corpo contro l’organo trapiantato. Ma gli stessi meccanismi di difesa che attaccano l’organo estraneo sono quelli che proteggono il corpo da organismi invasori; quindi nei trapiantati le infezioni, a volte anche gravi, sono più frequenti di quanto non siano in chi non ha subito questa procedura medica.

Il meccanismo che regola in modo specifico la risposta di rigetto non è ancora del tutto chiaro nei suoi dettagli, ma sono state fatte alcune osservazioni interessanti:

Su varie superfici e organi del nostro corpo vivono in grande quantità dei batteri che non solo non sono assolutamente dannosi, ma che in condizioni normali sono assolutamente utili aiutandoci a produrre vitamine e proteggendoci da altri batteri in grado di causare malattie.

Per quanto provenienti da persone sane, tuttavia, le parti del corpo che contengono molti batteri provocano reazioni di rigetto più forti quando vengono usate nei trapianti.

Yuk Man Lei e la sua equipe presso l’università di Chicago (USA), hanno da pochi giorni pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Investigation i risultati di una loro ricerca in cui hanno valutato l’effetto del numero e del tipo di batteri presenti su donatori e riceventi nel trapianto di lembi di pelle fra topi. La somministrazione di una forte quantità di antibiotici a largo spettro a entrambi i soggetti coinvolti nel trapianto per i 10 giorni precedenti l’operazione, o il loro allevamento in ambienti sterili assolutamente privi di germi, ha consentito in assenza di farmaci anti-rigetto di portare da 27 a 53 i giorni necessari al manifestarsi di questo sintomo. Mentre nessun beneficio era osservabile se solo il donatore o il ricevente erano trattati.

In più, se i topi cresciuti in ambiente sterile venivano contaminati con i batteri dei topi normali finivano per perdere i benefici osservati, ma non se erano contaminati con i batteri dei topi trattati con antibiotici; quindi per ridurre la possibilità di rigetto non è essenziale che si operi in assenza di batteri, basta che siano rimasti solo i batteri giusti.

È possibile stabilire quali sono questi batteri? Le analisi svolte dai ricercatori hanno dimostrato che i topi trattati con antibiotici non possiedono meno batteri di quelli non trattati, ma che questi batteri appartengono a un numero di specie molto meno vario: non cambia la quantità ma la qualità; fermo restando, però, che anche dopo il trattamento antibiotico le specie di batteri presenti sui topi erano ancora estremamente numerose; non è stato possibile quindi stabilire se fossero le specie eliminate a favorire il rigetto o quelle rimanenti ad attenuarlo e, se fosse vera la seconda ipotesi, stabilire con certezza quale, o quali, fossero le specie responsabili dell’effetto osservato.

Sarà possibile in futuro applicare in modo utile queste conoscenze ai trapianti umani? I batteri sul nostro corpo sono moltissimi e in parte differenti da quelli dei topi. Ma se fosse possibile identificarne di utili a mitigare il rigetto forse un giorno ai trapiantati sarà possibile somministrare uno yogurt invece che farmaci anti-rigetto dai pesanti effetti collaterali. [DP]

 

BIBLIOGRAFIA

 

Lei YM, Chen L, Wang Y, Stefka AT, Molinero LL, Theriault B, Aquino-Michaels K, Sivan AS, Nagler CR, Gajewski TF, Chong AS, Bartman C, Alegre ML.

The composition of the microbiota modulatesallograft rejection.

J Clin Invest. 2016 Jun 20. pii: 85295. doi: 10.1172/JCI85295. [Epub ahead of print] PubMed PMID: 27322054.